La nostra storia

Il celebre caffè di Villafranca fu fondato nel 1842 da Giovanni Fantoni, che fu anche il creatore  delle celebri sfogliatine, diventate un classico rinomato del locale. A Giovanni succedette il nipote, il Cav. Marcello Fantoni, che aveva ereditato dal nonno l'arte pasticcera quando ancora la città del Quadrato era austriaca. Marcello, con la sua grande fantasia, era riuscito in quegli anni a far filtrare la storia attraverso i dolci peccati di gola. Infatti, mentre attorno a Villafranca ruotava il Risorgimento, Fantoni sfornava la "Torta della Pace" ed i "Biscotti Umberto" in onore del principe che si batté al Quadrato. Per d'Annunzio e i suoi legionari, distillò "L' Acqua di Fiume" limpida e leggera come quella che dal Carso scende ad alleviare l'ardore della città Olocausta, come scrisse lo stesso poeta al Cav. Marcello nel 1921.

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​Successivamente, il raffinato e sempre più rinomato Caffè di  Villafranca, cominciò a guardare il Mondo, e dalla sua profumata fucina uscirono: i "Biscotti della Libia", la "Focaccia Jolanda", l'elisir al mandarino "Mikan-shu" e l'amaro "Cochinchin". La fama del caffè andava sempre più crescendo, infatti, mentre le sue pareti si arricchivano di diplomi e di ambiti brevetti della Real Casa, ai suoi tavolini in marmo sostavano sempre più spesso ospiti illustri. 

Renato Simoni alla luce della teoria di Freud, analizzava scherzosamente l'anima delle ottime sfogliatine; Berto Barbarani, che da Fantoni era di casa, tra una rima e l'altra consumava pantagrueliche merende di sette portate con l'amico, il pittore Angelo Dall'Oca Bianca. Il filosofo Giuseppe Rensi, inoltre, tra un dolce e un rosolio, scrisse nel locale "L'irrazionale, il lavoro e l'amore"; l'illustre economista Angelo Messedaglia scherzava spesso sui conti di Fantoni durante le sue frequentissime soste, che lo riportavano nel locale sottostante la casa dove era nato. Al giornalista Arnaldo Vassallo, in arte "Gandolin", fedele del Caffè, il Cav. Marcello dedicò una torta, e dall'amico Fogazzaro, nel 1908, ricevette l'ennesima lode, scritta per la bontà dei dolci. Le sue specialità attirarono anche la curiosità del torero Estrela, che venuto ad esibirsi in una corrida all'Arena di Verona nel 1923, rimase incantato dalla dolce Acqua di Fiume. Infine, tra le varie fonti di ispirazione dell'allora vivere quotidiano, Fantoni spuntò anche dall'opera lirica nella creazione dei suoi speciali prodotti. Così, quando Puccini scrisse la Tosca, lui creò i "Dolci Baci", Mascagni musicò Iris e Fantoni distillò il tonico-digestivo omonimo. Come abbiamo visto, tanta era la fama ed il prestigio del Caffè Fantoni; soprattutto nei primi decenni del secolo scorso, non solo per la qualità dei suoi prodotti, ma anche per l'arguzia di chi li creava, ironizzando o sostenendo gli avvenimenti storici del tempo. Gli attuali proprietari del Caffè, pronipoti di Marcello Fantoni, riportano il locale allo splendore di un tempo, con la consulenza dell' Arch. Giorgio Forti ed il potere si prestigiosi ricordi attentamente custoditi.